Le decorazioni nel Casino Reale di Carditello
Il palazzo di Carditello è sicuramente “La più significativa realizzazione sotto il regno di Ferdinando” tra le architetture costruite per diletto svago dei sovrani ma anche luogo di attività produttive.
Il progetto architettonico del palazzo di Carditello, costruito sul fondo dei conti di Acerra acquistato da Carlo di Borbone nel1744, fu affidato “al più brillante” degli allievi di Luigi Vanvitelli, l’architetto regio Francesco Collecini, progettista dell’intervento di “riutilizzo” dei Casino di Belvedere di San Leucio, e artista “eclettico” che progetta la Vaccheria di San Leucio la chiesa di Santa Maria delle Grazie, una chiesa neogotica con un progetto realizzato nel 1805.
Carditello sarà disegnata con un impianto planimetrico a doppi T con l’alternarsi di corpi di fabbrica lunghi e bassi e con otto torri ottagonali.
Tra ambienti destinati all’attività agricola è la residenza reale e davanti i due obelischi. Ai lati estremi della pista in terra battuta, che serviva alla corsa di cavalli, come avveniva “in occasione della festa dell’Ascensione” (M.R. Iacono “Caserta e la sua Reggia” in un Museo dell’Opera e del territorio), le fontane e al centro il tempietto dorico destinato ad ospitare gli orchestrai.
Dirà lo stesso J.Ph.Hackert, che attese alla direzione di tutti i lavori del Real Casino: “Carditello è una grande casa da caccia, o meglio, la si può chiamare un palazzo di caccia. Ci sono molte stalle, in parte per i cavalli dato che vi è anche una monta, in parte per le mucche che erano più di duecento. Nella masseria annessa si faceva buon burro e formaggio parmigiano. All’interno vi era anche una grande panetteria che faceva il pane per gli operai, diversi altri edifici per l’agricoltura e gli appartamenti per quelli che in inverno abitavano sul posto; poiché in estate l’aria è molto insalubre e certi mesi persino mortale quelli che vi sono nati la possono sopportare senza ammalarsi però raramente vivono più di quaranta quarantacinque anni” (J.W. Goethe, Bibliografia di J. Ph. Hackert).
Al piano nobile del palazzo a cui si accede tramite due scale in marmo di Mondragone e Carrara con trofei la pareti di Carlo Beccalli è l’affresco dipinto nel 1791 da Fedele Fischetti, per la lamia della galleria “rappresentante un’apoteosi di Errico IV, arricchito di varie Virtù e figure allegoriche”.
Del Fischetti sono ancora i dipinti murali della volta e delle pareti con “Diana al Bagno” e la pareti Storie della Dea Diana. La sala accanto alla galleria contiene la cosiddetta “tavola meccanica”, un ingegnoso congegno che azionato da pulegge e carrucole permetteva di sollevare la tavola imbandita dalle cucine fino al nobile.
Hackert che aveva ricevuto da Ferdinando IV “…l’incarico di decorare con statue e pitture tutto il pazzo di Carditello oltre alla chiesa ivi inclusa”, dipinge per la camera da letto del Re una sorta di tablemax vivants che rappresentano “la Real Famiglia”, vestiti degli abiti popolari di Terra di Lavoro.
Sicuramente la scelta del tema fu molto condizionata dalla committenza reale, se pensiamo al mecenatismo illuminato dei sovrani borbonici, promotori delle attività agricole e produttive del muovo regno e determinati a dare una comune identità culturale, seppur diversificata da usi e costumi riconosciuti e documentati dal Re in persona, a tutto in popolo del Sud. Basti ricordare i costumi riprodotti nei porti di Hachert, gli stessi che vediamo indossati dai pastori del presepe Reale nella Reggia di Caserta.
Per la prima volta i documenti d’archivio citano la collaborazione di Giuseppe Cammarano che realizza le figure nelle nordiche vedute di Hackert.
L’archivio di Caserta contiene le note d’apprezzo[1] del lavoro eseguito nella Camera da letto. Nell’interessante documento del gennaio 1791 viene descritto tutto il lavoro preparatorio per l’esecuzione degli affreschi nella Camera da letto diretti dallo stesso Hackert.
Si faranno prima di tutto i disegni di bozzetto delle figure con la Primavera, l’Estate e l’Autunno e dei quadri grandi la pareti.
Le pareti della stessa Camera, fino al 1880, erano decorate da due oli su tela raffiguranti “Passatempi campestri della famiglia di Ferdinando I di Borbone”. Nell’archivio di Caserta compaiono i nomi di tutti gli artefici che concorsero la decorazioni del Real Casino: vetrai, falegnami, indoratori ed ebanisti impegnati, contemporaneamente, nelle decorazioni di tutte le residenze reali dei Borbone. Nel 1791 arrivarono gli arredi in parte importati dalla Francia e dalla Spagna ma anche eseguiti dagli artigiani napoletani e scelti personalmente dallo stesso Hackert su incarico del re. Dell’arredo originario del Casino rimane ben poco. Sappiamo di quadri di Fedele Fischetti[2], con sovrapporte dello stesso autore dipinte secondo il gusto dell’epoca come cammei “semicoloriti e variate figure”.
La galleria del palazzo era decorata da arazzi realizzati nel 1791 dai professori della Reale Arazzeria, diretti da Pietro Durante.
Ricchissima di decorazioni era la Cappella dell’Ascensione decorata da due dipinti raffiguranti “Sant’Eustacchio” ed il “Profeta Daniele” realizzati da Francesco Liani e trafugati dopo il 1974. L’unica tela superstite è il dipinto ad olio con “La Beata Vergine delle Grazie col Bambino”: oggi custodito nella sede del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, ente che ha in concessione il sito di Carditelli.
Carlo Brunelli è autore degli affreschi della Cappella dell’Ascensione dove dipinte, a monocromo, L’Eterno Padre tra Angeli e Serafini e nei quattro angoli le figure allegoriche dell’Eternità, la Giustizia, la Sapienza e la Misericordia.
Sulle pareti laterali affrescherà la Nascita di Gesù e la Fuga in Egitto per la cui esecuzione gli si pagarono “docati cento per ognuno”.
Un evento catastrofico per l’elegante Casino di Carditello fu sicuramente l’arrivo delle truppe francesi nel 1799 che distrussero gli arredi e danneggiarono le pitture murali.
Dopo il decennio francese il Casino, già nel 1816, fu restaurato per ordine del re Ferdinando I e vennero recuperati gli affreschi della Camera da letto, rimettendo, ancora “nel primero stato la figura di Errigo quarto” dipinta nella Galleria “mascherata (dai Francesi) sotto la sembianza di Marte”.
L’abbandono dell’antico Casino coincide con l’Unità d’Italia e il passaggio dalla Casa dei Borbone Ai Savoia.
Dopo la II guerra Mondiale la proprietà passò al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno.