Sant'Agata de' Goti

Flavia Belardelli

 

Il castello

 

Il complesso del castello costituiva l'elemento fondamentale del sistema difensivo dell'abitato di S. Agata a partire dal periodo altomedievale. Costruito a difesa della principale via di accesso dal territorio circostante e quindi del punto di vulnerabilità in caso di aggressione bellica, dato che il circuito delle mura era naturalmente protetto negli altri lati delle due incisioni orografiche del Martorano e del Riello, controllava la porta principale della città.

Il castello feudale, costruito in epoca normanna presumibilmente sul primitivo impianto longobardo, pur costituendo il baluardo difensivo del tessuto insediativo, conservava una sua identità separata dal borgo, che si addensava intorno al polo religioso della cattedrale ubicata al centro del terrazzamento naturale fra i due valloni. La struttura urbanistica del centro rivela infatti tuttora l'impianto medievale basato sulla dualità fra castello, sede del potere militare, e cattedrale, sede del potere religioso, intorno alla quale gravitano le attività civili dell'insediamento.

La separazione tra castello e città, pur essendo stata attenuata dalle trasformazioni urbanistiche ed edilizie settecentesche, incentrate sull'asse dell'attuale via Roma, via principale di collegamento fra i poli monumentali della città in una fase in cui il castello aveva ormai perduto la sua funzione militare per diventare residenza signorile, risulta nettamente percepibile ancora oggi nella  non risolta composizione del nodo urbano della piazza creata nella zona di raccordo fra tessuto e presidio  fortificato, successivamente connotata quale area nodale di accesso al centro storico in epoca post-unitaria con la costruzione ex novo del viadotto di attraversamento del vallone Martorano.

Tale struttura bipolare, ricorrente nel panorama dei centri fortificati medievali dell'Italia centro-meridionale, presenta la particolarità della presenza, nel complesso del castello feudale, di un edificio religioso con funzioni di cappella di Palazzo. L'attuale chiesa di S.Menna attualmente priva di legami con il castello, era infatti in passato collegata alla fortificazione attraverso il distrutto circuito murario che inglobava la antica porta principale.

La diretta dipendenza della chiesa di S.Menna dal castello, oltre ad essere documentata dall'appartenenza al patrimonio dei Conti di S.Agata, testimoniata fino al XVI secolo, è rivelata dalla sua posizione lungo l'ipotizzato tracciato delle mura scomparse, dall'epoca della sua consacrazione, avvenuta nel 1110, e dalla primitiva origine altomedievale del suo impianto, rivelato dal reimpiego di elementi di epoca romano-gota e longobarda.

Il complesso dell'ex castello, adattato a residenza nobiliare presenta attualmente un aspetto composito in cui si distinguono con difficoltà a prima vista i caratteri dell'impianto fortificato.

Da una lettura più attenta emergono invece le successive configurazioni assunte dal complesso nelle varie epoche. La decifrazione dell'impianto più antico può procedere sulla base di un  processo di sottrazione progressiva dalla configurazione attuale dei corpi edilizi aggiunti in base successiva.

Eliminando idealmente i corpi perimetrali più bassi, costruiti in epoca post-unitaria in aderenza al corpo del palazzo lungo i tre lati accessibili dalla strada, in aree di proprietà privata alienate nei successivi processi di frazionamento, si ricostituisce l'articolazione di blocco quadrangolare a corte, con accesso dalla attuale piazza Castello, del palazzo nobiliare, riconfigurato ad uso residenziale ad opera dei Carafa, Duchi di Maddaloni, che acquistano il complesso nel 1696, dopo numerosi passaggi di proprietà iniziati a partire dal 1412, possedendolo fino alla seconda metà dell'Ottocento.

Risalgono a questo periodo tutte le trasformazioni artistico-decorative di rilievo, come i dipinti parietali dell'atrio del piano nobile eseguiti da Tommaso Giaquinto nel 1710, e le tele dipinte di controsoffittatura, purtroppo smontate dopo i danni sismici e ancora non restaurate.

La configurazione del palazzo è frutto, presumibilmente, dell'allineamento lungo una unica linea di gronda dei corpi di fabbrica preesistenti lungo i due lati principali del cortile rettangolare, ottenuto attraverso la creazione di sopraelevazioni degli ambienti di servizio originariamente più bassi a raccordare le torri angolari preesistenti.

Proprio esaminando l'atrio affrescato dal Giaquinto si individua, fra le superfici dipinte, una parete realizzata a tamponatura di una preesistente loggia, presumibilmente in occasione della sopraelevazione del corpo situato in corrispondenza dell'accesso al cortile. Sulla base di questo elemento si può immaginare una precedente struttura, sempre organizzata sullo schema a corte, ma contraddistinta da corpi di fabbrica a destinazione residenziale di soli due livelli, racchiusi fra le torri difensive di impianto più antico.

Il loggiato aperto sulla corte ed il disegno delle finestre con cornici in tufo pipernoide grigio consentono di far risalire la fase descritta al periodo quattrocentesco in cui il castello fu venduto dal Re Ladislao Artus ad una famiglia nobile.

Nel periodo normanno, a cui risale la consacrazione dell'attuale edificio della chiesa di S. Menna, si può ipotizzare una configurazione aderente alle esigenze difensive basata su torri e bastioni fortificati che racchiudevano corpi di fabbrica introversi.

Alla fase longobarda può essere invece attribuita l'unica torre a pianta circolare situata a guardia del vallone Martorano, adibita a carcere mandamentale in fase post-unitaria, in analogia con analoghe strutture situate in prossimità dei castelli a Casertavecchia e a Montesarchio.

Le fonti storiche citano infine la presenza di un torrione difensivo all'ingresso dell'abitato fin dal V secolo, durante la dominazione dei Goti. La presenza di murature di spessore notevolissimo che sembrano appartenere ad un baluardo difensivo suggeriscono di individuarne tracce nell'angolo posteriore destro del cortile. A tale fortificazione corrisponde l'accesso più antico del castello che avveniva forse attraverso un ponte levatoio verso l'attuale complesso dell'Annunziata.

Il castello attualmente risulta frazionato in numerose proprietà private, nonostante l'ultimo livello del braccio prospiciente il giardino, verso il centro storico, sia stato acquisito dal Comune ed in questa zona sia stato avviato un intervento di consolidamento strutturale e risanamento purtroppo non condotto a termine.

La Soprintendenza ha collaborato a questa iniziativa completando il recupero funzionale di alcuni locali e restaurando i dipinti parietali dell'atrio del piano nobile, che sono attualmente visitabili in quanto spazio condominiale.