Francesca Furia
Distante circa 49 Km. da Benevento, il comune di Limatola costituisce il punto estremo della provincia beneventana ed é costituito dall'omonimo centro e da due frazioni, Biancano e Ave Gratia Plena.
Il sito che si affaccia sulla valle in cui scorre il Volturno deriva forse il suo toponimo dal limo che quel fiume lasciava sul terreno dopo le inondazioni. Per la sua importanza strategica si arricchì, fino al sec. XV, di sistemi di difesa che andavano adeguandosi alle innovazioni che avvenivano nell'arte bellica.
Posto su un'altura calcarea il paese si sviluppò intorno al primo nucleo costituito dal Castello, circondato da una prima fortificazione. La fase successiva del tardo medioevo chiude la parte alta con altra murazione mentre un'ulteriore formazione del borgo si ha nei sec. XVI-XVII.
Il Castello si sviluppò intorno ad una primitiva torre di avvistamento longobarda del X secolo in epoca normanno-sveva (sec. XII) e soprattutto in epoca angioina. Il "Castrun Limatolae" é citato già nella bolla di Sennete del 1113.
Nel periodo rinascimentale assunse le attuali forme di Palazzo Ducale con vari ambienti, decorati nel 1700 da Tommaso Giaquinto, e corte interna sulla quale affaccia la chiesa di S. Nicola "intra castrum", a due navate.
Mandamento di S. Agata, Durazzano é posto su di un contrafforte del monte Longano. E' diviso in due frazioni: un nucleo principale ed un casale detto Casale Grande.
Taluni studiosi identificano l'attuale Durazzano con l'antico Orbitanium dei Sanniti ma di ciò non vi é testimonianza alcuna.
Il Castello, la cui costruzione sembra sia stata voluta da Carlo III di Durazzo, é di origine medioevale (inizio sec.XI), con quattro torrioni di forma circolare, situati nei quattro spigoli della costruzione. Del ponte levatoio, di cui il Castello doveva essere dotato, non vi é traccia e l'accesso é dato da un ponte in cemento mentre la facciata é stata deturpata, in epoca successiva, dall'apertura di finestre. Si individuano tre livelli, un piano terra, un primo piano con soffitti affrescati in alcuni ambienti e un sottotetto. Sotto le torri si aprivano le oscure prigioni mentre al piano terra erano le scuderie.
Nel corso dei secoli é stato deturpato da incendi e terremoti; quello del 1980 lo ha gravemente danneggiato lasciando, tuttavia, in discreto stato i quattro torrioni.
Situata a 150 metri sul livello del mare, su una terrazza tufacea dovuta all'erosione dei due torrenti Martorana e Riello, é circondata da monti e colline, tuttavia il clima non é così mite come potremmo immaginare per le nebbie dovute ai vicini corsi d'acqua.
Il suo nome risale alla dominazione dei Goti ma la sua origine é certamente più antica se accreditati studiosi affermano che é sorta sul luogo dell'antica Saticula. Il nucleo primitivo della città, che risale presumibilmente al V o VII secolo, rispondeva all'esigenza di una struttura semplice ed omogenea, priva di emergenze architettoniche. Solo con l'età feudale ed ancor più con l'età comunale si verificheranno i successivi ampliamenti in zone esterne al primitivo nucleo della città.
Il Castello, di forma rettangolare, fu eretto in epoca normanna presumibilmente su un primitivo impianto longobardo e conservava una sua identità separata dal borgo che si raccoglieva intorno alla cattedrale, sede del potere religioso.
Il Castello, che conserva interessanti affreschi del 1700 di T. Giaquinto, si presenta in uno stato di abbandono mentre la sua struttura é gravemente alterata nella sua immagine originaria a seguito di frazionamenti interni della proprietà.
Cittadina di oltre 7.000 abitanti é sita in pianura, ad occidente della Valle Caudina, a 280 metri sul livello del mare.
Le ricche colline del Monte Tairano, ricoperte di oliveti e vigneti, le fanno da sfondo; alla sua sinistra vi é il Monte Taburno, alla destra i Monti di Cervinara.
La cittadina é ricordata per la prima volta nel 997. L'abitato di Airola, che anticamente era sul colle a nord, in seguito scese verso il piano e si ampliò. Carlo III di Borbone le conferì il titolo di città in riconoscenza della concessione gratuita delle acque della sorgente del Fizzo.
Costruito sulla cima della collina Monteoliveto il Castello di Airola doveva essere di notevole grandezza, dotato di mura e torre di difesa e con uscita sotterranea verso settentrione. Gli attuali ruderi sono di arte normanna, forse sorti sopra una primitiva costruzione longobarda. Della sua struttura originaria resta ormai in piedi ben poco; interessante é il portale in pietra viva che mostra le tracce del congegno per il ponte levatoio. Il castello era circondato da un fossato oggi riempito. Nel XVI secolo, con la sua trasformazione a palazzo, subì delle modifiche. L'inagibilità di gran parte del castello non ha permesso di conoscere di quanti ambienti fosse costituito. Si possono però ancora vedere ,ben conservate, numerose cortine tra cui quella sul lato posto verso Moiano, che riveste un notevole interesse architettonico.
Il Castello doveva forse articolarsi, su tre lati su due ordini di piani superiori, mentre sul versante di Moiano la pendenza naturale consentiva addirittura quattro piani, dei quali due ricavati nella parte inferiore, organizzata in senso militare, con feritoie ed una serie di bocche per la tecnica piombante.
Il Castello divenuto abituale residenza dei diversi signori fu nel 1608 lasciato all'incuria quando gli ultimi proprietari, i Caracciolo, costruirono un Palazzo in pianura.
G. Montella nel suo Cenno istorico... del 1848 ricorda l'esistenza in detto Castello di un Archivio andato poi distrutto, ed una chiesetta intitolata a S. Bartolomeo, con navata centrale e due laterali.
Limitrofe alla torre e della stessa epoca sono anche la Chiesa ed il Convento di S. Gabriele che rappresentarono un punto di riferimento per gli abitanti fino al sec. XIV, epoca in cui essi avvertirono la necessità di stabilirsi in pianura creando con i borghi, Portisi e S.Giorgio, le premesse per la nuova crescita urbana.
Il nome di questo paese compare per la prima volta nel sec. XII e si crede derivi dall'antica Caudium che diede il nome alle forche Caudine.
In località Monte Castello si trovano i ruderi del Castello medioevale, opera di maestranze locali e la cui origine risale alla seconda metà del IX secolo. I ruderi sono per la maggior parte interrati e ciò che attualmente é visibile del castello é solo la parte alta di esso. Intorno vi é una doppia cinta muraria a ca. m.200 di distanza l'una dall'altra.
A ridosso del Monte Castello la torre campanaria e l'attigua cappella costituiscono, insieme ai ruderi di murature affioranti dal terreno nelle vicinanze, le residue testimonianze del complesso abbaziale di S. Fortunato.
La vicinanza con la città murata di Arpaia, di epoca longobarda, ed alcune caratteristiche architettoniche fanno attribuire il primitivo impianto all'VIII secolo. Inoltre, dall'esame della torre e della cappella si può formulare l'ipotesi di un impianto abbaziale perimetrato da una cinta fortificata.
L'insediamento abbaziale, documentato da fonti a partire dal 1278, subì in tale epoca varie trasformazioni volumetriche o distributive del complesso.
Il nome del paese, secondo alcuni studiosi, deriverebbe da Mons Arcis, secondo altri da Mons Herculis, oppure dal nome del costruttore. Anche se la zona fu popolata fin dall'antichità, come è attestato dal ritrovamento di alcune epigrafi, il nome di Montesarchio compare per la prima volta in un documento del 1073.
Le fortificazioni di Montesarchio dominano da una altura tutta la Valle Caudina. Il luogo fu quasi certamente abitato nell'antichità e per le favorevoli condizioni naturali si pose mano ad una prima opera di fortificazioni. Durante il periodo longobardo, sotto Arechi II, si consolidò l'idea di fortificare maggiormente il luogo e, non molto tempo dopo, fu costruito un Castello intorno al quali si sviluppò il borgo che ancora ricopre le pendici della collina conservando il suo fascino medioevale.
Gli abitanti quindi si strinsero intorno alla fortificazione e di ciò resta traccia nell'aggregazione di case unifamiliare, edifici semplici a blocco, che costituiscono la parte più antica di Montesarchio detta appunto Latovetere. Con la fine del dominio longobardo e l'avvento dei normanni si ebbe l'espansione dell'abitato sul versante opposto del colle - detto perciò Latonuovo.
La parte più antica del complesso é costituita dalla torre che conserva stratificazioni che ricordano le varie dominazioni subite, normanna, angioina, spagnola, borbonica. Del periodo longobardo, la torre presenta ancora qualche elemento architettonico, tuttavia l'aspetto presente ricalca, in linea di massima, la ricostruzione voluta negli anni della dominazione Aragonese (sec. XV). La torre é un'imponente fabbrica costituita da due corpi cilindrici concentrici; ad essa sono addossati altri due corpi di cui uno, anch'esso cilindrico, a due piani e con cortiletto interno a pianta trapezoidale e l'altro di forma irregolare, corrispondente all'ingresso. Il corpo cilindrico interno é più alto di un piano . Le celle, anguste e buie, ospitarono alcuni patrioti italiani tra il 1855 ed il 1859.
Dell'originaria opera rimane traccia nel basamento di grandi blocchi calcarei, nelle aperture a bocca di lupo e nelle varie feritoie.
Nella parte opposta a quella in cui sorge la torre, anche se con essa comunicante attraverso un passaggio sotterraneo, si erge il Castello, che un tempo doveva forse essere dotato di una corona di torri cilindriche e di una triplice cinta di murazioni. La primitiva fabbrica é stata quasi del tutto distrutta; sulle rovine dell'antica costruzione fu costruito nell'Ottocento un nuovo edificio.
La città é situata sopra un colle alla confluenza del Sabato col Calore, proprio dove la leggenda vuole si dessero convegno le streghe, in una vasta conca circondata da monti selvosi.
Fiorente in epoca romana, fu sede di un ducato nel medioevo e principato indipendente che unì tutta l'Italia meridionale. Nel sec. XI passò alla Chiesa alla quale rimase fino al 1860.
Il nucleo interno della città é costituito da quartieri medioevali, cinti ancora dalle vecchia mura caratterizzate da un'alternanza di torrette cilindriche e quadrate.
Sul punto più alto della città sorge La "Rocca dei Rettori", detta comunemente il Castello. Fu eretta nel 1321 sopra un precedente fortilizio, edificato a sua volta sul luogo di una fortezza romana, per volere di Giovanni XXII. Il Pontefice era stato indotto a tale decisione in seguito ad un tumulto popolare contro Ugo de Laysac, Rettore pontificio inviso al popolo, tumulto che aveva messo a repentaglio la sua vita. Il luogo fu scelto forse perché é la parte estrema della città, non lontano dalla badia benedettina di S. Sofia in cui, in periodi di sommosse popolari, trovavano rifugio i Rettori.
Nella costruzione dell'edificio furono adoperati grandi frammenti di edifici romani, lapidi e fregi architettonici secondo quel tipo di costruzione dettato non solo da motivi economici ma anche da fattori estetici: il frammento antico era ornamento prezioso, elemento di decoro, capace di dare maestà all'edificio.
L'edificio fu in seguito completato da due torri, costruite intorno al 1350, ed il Pontefice Benedetto XII volle fossero creati dei fossati difesi da mura. Oggi, esso appare deturpato da costruzioni successive ed ospita la sezione storica del Museo del Sannio.
Sempre di origine longobarda é la torre della catena, avanzo di costruzione fortificata, detta anche Torre di Arechi, che sorge nei pressi della Port'Arsa o delle Calcare.